Università Comune
di Genova di Genova
Centro Fisiopatologia del Sonno
Rischio sonnolenza: cause, effetti e possibili soluzioni
Alcool e sonnolenza
Qualora gli effetti negativi dell’alcool sul livello di vigilanza siano accoppiati a sonnolenza eccessiva si registra un effetto moltiplicativo capace di aumentare notevolmente il rischio di incidentalità. Dati sperimentali dimostrano un aumento di frequenza degli errori a livelli pari di alcolemia in rapporto alle oscillazioni circadiane della sonnolenza e alla privazione di sonno. Dati umani sul campo riguardo questo fenomeno e la sua rilevanza in termini reali sono tuttora mancanti; è tuttavia intuitivo che livelli di alcolemia “tollerabili” in un autista al massimo livello di vigilanza comportino un elevato rischio di incidentalità in momenti di forte propensione circadiana al sonno o dopo periodi eccessivamente prolungati di veglia. La sonnolenza di per se è causa di incidentalità. Quantificare la rilevanza di questo fattore nel determinismo degli incidenti stradali è arduo in quanto raramente risulta possibile valutarla e spesso non è l’unico fattore implicato infatti differenti valutazioni sull’impatto della sonnolenza possono essere anche dovute al fatto che è spesso mascherata, (passa quindi in secondo piano, co-fattore) da altri fattori più evidenti (velocità eccessiva, condizioni climatiche e della strada, etc.).
La sonnolenza in cifre
Nei fatti gli studi basati sui verbali degli operatori di Polizia attribuiscono al colpo di sonno percentuali inferiori al 3% degli incidenti totali. Questo dato di frequenza rintracciabile nei dati ISTAT e in studi analoghi di altri Paesi industrializzati, appare sottostimare largamente il fenomeno. Studi sul campo condotti su piccole coorti da personale di polizia specificamente addestrato e comprensivi di interviste strutturate sul problema della sonnolenza riportano la percentuale d’incidenti causati da sonnolenza al 23%. Un recente studio italiano condotto con metodi statistici sul totale degli incidenti occorsi nel quinquennio 1993-1997 sulla rete autostradale nazionale ha portato a stimare la sonnolenza quale causa e/o concausa del 21.9% degli incidenti occorsi. Pertanto in Italia il n° di I.S. dovuti a sonnolenza appare fortemente sottostimato. Dove la punta dell’iceberg è la parte del fenomeno che oggi si rende visibile (3.2% dati ISTAT), un 18.7% di incidenti correlabili alla sonnolenza; il reale impatto del fattore sonnolenza sembra essere del 21.9% (valore in accordo con studi condotti sul campo ma su piccoli campioni). Come è noto prima del colpo di sonno (punta dell’iceberg) si ha una condizione caratterizzata da una graduale e progressiva riduzione del livello di vigilanza che porta ad una graduale calo delle performance psicomotorie con diminuzione dei tempi di reazione, minor consapevolezza del pericolo ed attenzione che possono avere un valore determinante nel verificarsi di un incidente soprattutto in condizioni di guida monotone e ripetitive con protratta inattività motoria (vedi autostrade) che possono favorire l’insorgenza di una sonnolenza latente che spesso non avvertiamo perchè impegnati in attività interessanti o che comportano attività motoria. (es. chiunque abbia un minimo di esperienza di guida sull’autostrada sa che l’eccesso di velocità non esclude che vi sia anche un contributo della sonnolenza, e questo anche vale anche per altri tipologie di incidenti; ruolo concausale) (Garbarino et al Sleep 2001).
Cause di sonnolenza
Le cause di eccessiva sonnolenza possono essere distinte in fisiologiche e patologiche.
Le cause fisiologiche consistono nella propensione circadiana al sonno con periodi massima alle ore 23 e le 06 del mattino e fra le 14 e le 16 del pomeriggio, e periodi di minima alle ore 11 e le ore 19. La propensione al sonno aumenta inoltre in maniera esponenziale saturante in rapporto al perdurare delle ore di veglia. La guida in condizioni di massima propensione circadiana al sonno e dopo un prolungato periodo di veglia è dunque una condizione ad alto rischio di incidentalità e andrebbe pertanto evitata. A queste condizioni sono tuttavia esposti i lavoratori turnisti che riportano percentuali significativamente più elevate (12.1 %) che non i lavoratori non turnisti (5.3%) (p<0,001). (Garbarino et al Arch Env Helth 2002). La guida in condizioni di eccessiva sonnolenza riguarda oltre i turnisti categorie di utenti che adottano stili di vita particolari specie nei giorni festivi. E’ il caso della popolazione giovanile coinvolta nelle cosiddette “stragi del sabato sera” dove il ruolo della sonnolenza nel determinismo degli incidenti viene spesso sottovalutata. La maggior parte di questo tipo di incidenti occorrono agli automobilisti con meno di 35 anni (61,4%), in particolare modo durante le ore notturne con un aumento progressivo del numero nel corso degli anni analizzati (Garbarino et al G Ital Med Lav Erg 2001).
Fig 1 Numero degli incidenti causati dalla Fig. 2 Numero degli incidenti causati dalla
sonnolenza nelle varie classi d’età nei cinque sonnolenza suddivisi per classi d’età anni analizzati e giorno della settimana
Fig. 3 Distribuzione degli incidenti causati dalla sonnolenza avvenuti nel fine settimana suddivisi per anno e classe d’età
L’eccessiva sonnolenza da cause patologiche può essere aspecifica in relazione a stati patologici di natura internistica o specifiche di alcune malattie. In alcune malattie erroneamente percepite come estremamente rare ma in realtà ampiamente sottodiagnosticate come la narcolessia o l’ipersonnia primaria o post-traumatica, la sonnolenza è parte integrante del quadro sintomatologico. Esistono tuttavia disturbi intrinseci del sonno anch’essi ancora scarsamente conosciuti e quindi tendenzialmente sottovalutati che comportano un deficit qualitativo del sonno notturno e una sonnolenza diurna eccessiva secondaria e complementare. E’ il caso dei disturbi respiratori ostruttivi in corso di sonno in cui il collasso delle alte vie respiratorie comporta frequentissimi microrisvegli, nei casi più seri circa uno al minuto che rendono un sonno notturno non riposante e comportano una estrema facilità all’addormentamento nel corso della veglia. La prevalenza per questo disturbo è stimata in cifre superiori al 20% nella popolazione adulta di sesso maschile lievemente inferiore nel sesso femminile. Prevalenza più bassa e severità minore ha la sindrome da movimenti periodici degli arti in corso di sonno capace tuttavia anch’essa di indurre un grave disturbo della qualità del sonno notturno e una conseguente eccessiva sonnolenza diurna. Disturbi del sonno in generale e quelli sopradescritti in particolare hanno grande rilevanza nei lavoratori turnisti dove il lavoro notturno si è dimostrato capace di slatentizzare e/o riesacerbare queste patologie (Garbarino et al Neuropsychobiol 2002). In particolare è stata dimostrata una tendenza all’aggravamento di questi disturbi in correlazione diretta con l’anzianità del lavoro a turni, l’aggravamento dei disturbi del sonno segue una curva esponenziale crescente con salita rapida nei primi 5 anni e stabilizzazione sui livelli di patologia franca fra i 5 e i 10 anni (Garbarino et al Sleep 2002).
Strategie preventive
L’elaborazione di adeguate strategie preventive deve quindi tenere conto della diversità dei fattori determinanti l’eccessiva sonnolenza diurna. E’intuitivo che opportune campagne di prevenzione rivolte a popolazioni mirate come da esempio i giovani devono evitare atteggiamenti moralistici e privilegiare gli aspetti conoscitivi ed esperenziali connesse alla problematica. Per i lavoratori turnisti sarebbero opportuni interventi volti a modificare e ottimizzare l’organizzazione dei sistemi di turnazione evitando la formazione e l’accumulo di debito di sonno evitando i turni a rapida rotazione e direzione antioraria. Di particolare interesse a questo proposito appare un recentissimo studio (Garbarino et al Sleep 2004). condotto sull’intero universo degli autisti della Polizia Stradale italiana operanti in turni in cui si è dimostrata l’efficacia profilattica sull’incidentalità di un periodo di sonno (sonnellino) posizionato prima dell’ingresso nel turno notturno. Un modello matematico ha permesso di stimare in circa 40% la diminuzione della frequenza degli incidenti stradali realmente occorsi rispetto a quelli attesi in assenza del sonnellino preventivo.
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Fig. 4 (Grafico a destra) Il numero degli incidenti occorsi per ora aumenta proporzionalmente con l’incrementarsi della propensione al sonno (homeostatic sleep pressure S) con una relazione altamente significativa. (Grafico a sinistra) Mostra che il numero di incidenti attesi (curva in alto, linea tratteggiata) è risultato significativamente più elevato del numero di incidenti osservati (linea continua, test del χ2: p<0.001). Se gli autisti non avessero effettuato un sonnellino prima del turno notturno avrebbero avuto in media il (48±19)% di incidenti in più.
Le caratteristiche del modello matematico elaborato, per la loro generalità sono tali da renderlo facilmente applicabile a tutte le categorie di lavoratori operanti in turni, così come alla popolazione generale.
Per quel che riguarda la sonnolenza da condizioni patologiche l’allargamento delle capacità di intervento diagnostico e terapeutico da parte del Servizio Sanitario Nazionale potrebbe essere il frutto auspicale nei corsi di aggiornamento mirati ad una maggior conoscenza di queste patologie da parte del personale sanitario. Auspicabili sono anche studi campione volti a accettare la presenza di patologie comportanti successiva sonnolenza in coorti di lavoratori considerabili ad alto rischio come ad esempio gli autotrasportatori considerando che gli incidenti da eccessiva sonnolenza sono in genere più gravi e comportano una percentuale di mortalità quasi doppia rispetto agli incidenti dovuti ad altre cause (11.4% contro il 5.62%) (Garbarino et al Sleep 2001).
Dr. Sergio Garbarino
Centro di Neurologia e Psicologia Medica Servizio Sanitario Polizia di Stato Ministero dell’interno
Centro di Fisiopatologia del Sonno Università di Genova
Prof. Franco Ferrillo
Centro di Fisiopatologia del Sonno Università di Genova
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